Scelta Bio-Veg: anche la pianta soffre?

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di Franco Libero Manco

(Presidente Associazione Vegan Animalista)

Secondo alcuni la consapevolezza che la pianta sia in grado di soffrire giustifica la mancanza di pietà per gli animali. E’ il solito ritornello di chi ritiene inutile fare poco dal momento che non è possibile fare tutto, che è come dire: è inutile sfamare un singolo indigente dal momento che non si può abolire la fame nel mondo; oppure che dal momento che la città è sporca lascio pure la mia immondizia sul marciapiede; e ancora: siccome l’aria è inquinata allora fumo due pacchetti di sigarette al giorno.
Spesso chi non vuole fare il proprio dovere tira in ballo la violenza naturale. Tutto ciò che vive vuole vivere, non morire. Senza la capacità di accusare dolore ogni essere vivente si lascerebbe uccidere, senza reagire. Ma l’umanità non è pronta a considerare alla stessa stregua la vita della pianta con quella della mucca, il cavallo, la pecora il maiale ecc. che, probabilmente, a differenza dei vegetali hanno i nostri stessi meccanismi fisici, chimici e biologici, i nostri stessi ricettori del dolore.
La nostra filosofia di vita, la nostra etica vegan, ci porta gradualmente ad escludere anche la pianta nella nostra nutrizione e nutrirci dei frutti della stessa, e questo non è affatto difficile farlo: oltre tutti i frutti succosi e commestibili degli alberi, noi vegan cerchiamo di consumare pomodori, melanzane, zucchine, peperoni, carciofi ecc.,  tutti i semi, tutti i cereali e tutte le leguminose. Ma c’è chi ci accusa che anche mangiare i frutti si causa violenza alla pianta, che è come volere paragonare il taglio di capelli all’uccisione di un uomo, o le bombe alle parolacce.

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Bisogna tornare a consumare la carne degli animali allevati allo stato naturale”.

Ci vorrebbero altri 5 pianeti come il nostro per dare ai miliardi di animali ora allevati lo spazio necessario a farli pascolare in modo naturale. Solo attraverso gli allevamenti intensivi è possibile disporre dell’ingente quantitativo di latte, formaggi e uova che ora vengono consumate dell’umanità.
Perché la carne fa male?

La carne degli animali non fa male solo perché lo dicono gli istituti di ricerca più screditati nel mondo e dagli scienziati indipendenti, non perché quello che mangiano gli animali è già contaminato, non perché agli animali vengono somministrati vari farmaci, non perché gli animali macellati possono essere ammalati: la carne fa male soprattutto per le ptomaine che si sviluppano da ogni organismo animale in via di putrefazione, cioè putrescina, cadaverina, istolo, indolo, fenoli ecc. tutte sostanze altamente tossiche. Ma la carne fa soprattutto male agli animali, alla nostra coscienza, alla nostra capacità di condividere le sofferenza dei più deboli; fa male perché ci abitua alla logica della supremazia del forte sul debole, all’indifferenza verso la sofferenza del prossimo; fa male all’ambiente, all’economia, alle popolazioni del terzo mondo costrette a coltivare monocolture, cioè mangimi per gli animali d’allevamento per i paesi abbienti. Per contro i vegetali per il loro alto contenuto di amidi e fibra favoriscono la concentrazione di triptofano nel cervello consentendone la trasformazione in serotonina, neurotrasmettitore che favorisce uno stato di calma, di serenità, di socievolezza.
Se mangerete il cibo giusto sarete stupefatti, entrerete in un altro ordine di vibrazioni, vi sentirete legati all’universo ed in armonia con esso, godrete di uno straordinario stato di pace, di pienezza e di felicità

Omraam Mickael Aivanhov, filosofo e pedagogo bulgaro (1900-1986)

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