Corrado Malanga e Giza: “non vogliono riscrivere la storia dell’umanità”. Il nuovo libro sulla città svelata (e una nuova Sfinge?)

Egitto, una nuova sfinge si troverebbe sotto la Piana di Giza incastonata in una gigantesca e inedita struttura tecnologica, sommersa da millenni proprio sotto le piramidi. Sono queste le principali novità contenute nel nuovo libro esplorativo Giza, la città svelata. Dove gli Dei manipolavano la vita (Spazio Interiore edizioni) scritto da Corrado Malanga coi contributi di Filippo Biondi e Armando Mei. Il saggio, presentato per la prima volta ieri a Roma in una gremitissima sala sulla storica Appia Antica, va a comporre la trilogia di saggi malanghiani centrati sul tema del mistero egizio, iniziati coi volumi Cheope e Knum-Khufu (sempre Spazio Interiore). “Non vogliono riscrivere la storia dell’umanità, ci stanno ostacolando in ogni modo, anche nel mondo scientifico e della ricerca“, riferendosi principalmente agli egittologi ha attaccato Malanga spiegando, col supporto del tecnico Biondi, la portata delle scoperte ottenute con tecnologia SAR, radar ad apertura sintetica. E’ il telerilevamento usato per individuare tesori sepolti nel sottosuolo di uno dei luoghi più affascinanti ed enigmatici del mondo, probabilmente centrale per la comprensione della genesi della storia dell’intera umanità.

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Giza – La città svelata è infatti il resoconto di una scoperta che, secondo gli autori, “può cambiare la storia passata e quella futura. Allargando lo sguardo all’intera Piana di Giza nel libro viene documentata l’esistenza di una vasta città sotterranea collegata alle piramidi da strutture verticali e orizzontali monumentali: condotti perfettamente allineati, camere immense, cinque livelli sovrapposti nella piramide di Chefren simili allo Zed individuato in Cheope, e tracce analoghe in Micerino, come se l’intera piana fosse solo la superficie di un organismo più grande.

Non solo. Il volume ricostruisce il percorso della ricerca: dagli indizi simbolici presenti nei miti alla raccolta ed elaborazione dei dati SAR e delle tomografie, fino al confronto con reperti sumeri, piramidi cinesi, simboli mesoamericani e glifi australiani, che sembrano convergere verso un’unica matrice culturale avanzata. Un’indagine che sfida il silenzio della comunità scientifica e invita a guardare sotto l’insabbiamento – reale e metaforico – affinché cada il velo che ancora tenta di nascondere le vere origini dell’umanità.

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