Bella (M5S): “5G a 61 V/m non fa male.” La replica dell’esperto Grieco: “più che la scienza, ricorda lo scientismo”

di Andrea Grieco (fisico)

Consultando il sito de “Il Fatto Quotidiano“, nella sezione blog, mi imbatto in un articolo dal titolo 5G: adeguare i limiti italiani non ha effetti sulla salute ma aiuta l’ambiente”. Il pezzo porta la firma dell’On. Marco Bella, Deputato del Movimento 5 Stelle e ricercatore in Chimica Organica. Il titolo, di quelli che non lasciano spazio al minimo dubbio, non solo ci informa che aumentare i limiti non ha effetti sulla salute, ma che risulta benefico per l’ambiente. Incuriosito e speranzoso, inizio a leggere.

Già al secondo capoverso, mi imbatto in una serie di inesattezze (per non dire errori), dove si mescolano concetti della fisica classica e della meccanica quantistica. Riporto dal testo, “…la luce visibile è un’onda elettromagnetica, emessa dalla nostra stella, il Sole. Tante più volte l’onda “oscilla” nell’intervallo di tempo, tanto maggiore è la sua energia. La luce visibile “oscilla” diecimila volte di più delle onde radio che si utilizzano per i cellulari.Affermare che maggiore è la frequenza maggiore è l’energia dell’onda può trarre in inganno chi non abbia solide basi di fisica. Quello che aumenta proporzionalmente alla frequenza è l’energia del quanto di radiazione, cioè del singolo pacchetto di energia associato al campo elettromagnetico. L’onda irraggiata, non importa se da un’antenna o dal Sole, può essere pensata come costituita da una moltitudine di quanti che determinano l’energia trasportata dall’onda stessa. Possiamo quindi avere onde elettromagnetiche di frequenza molto bassa che trasportano più energia di onde di frequenza molto più alta. Se poi consideriamo l’energia trasportata dall’onda per unità di tempo e di superficie, allora abbiamo l’intensità. Ancora una volta, l’intensità di un’onda non cresce necessariamente con la frequenza. Quindi, “tranquillizzare” il lettore scrivendo che “La luce visibile “oscilla” diecimila volte di più delle onde radio che si utilizzano per i cellulari.” è scorretto. Subito dopo si afferma “La massima esposizione da onde radio non deriva dalle stazioni radio base che vediamo dalla finestra, ma dal cellulare sul tavolo“. Più che dal cellulare sul tavolo, direi dal cellulare attaccato all’orecchio quando si parla. Qui dovremmo addentrarci nel discorso relativo al SAR dei cellulari, cioè la dose di assorbimento specifica, che, in Europa, non deve superare i 2,0 W/kg. Peccato che nel 2017, grazie all’insistenza del Dottor Marc Arazi, in Francia scoppia lo scandalo “PhoneGate” e si scopre che molti cellulari, a contatto col corpo, superano ampiamente il limite. Per chi volesse informarsi “PhoneGate, lo scandalo dei cellulari fuori legge” di Maurizio Martucci Qualcuno ne ha sentito parlare sui canali mainstream in Italia? A parte questo, il punto in questione non è se i cellulari siano più o meno dannosi delle stazioni radio base, ma quale sia il limite ragionevole di esposizione. E, in ogni caso, il cellulare ciascuno è libero di spegnerlo, l’antenna no.

Più il segnale della stazione radio base è debole, maggiormente il cellulare deve “strillare” aumentando le sue emissioni per raggiungerla.” Questo è vero se si considera la stessa stazione radio base. Via via che ci si allontana da essa, il segnale diventa più debole, ma il cellulare non “strilla” di più perché il segnale è più debole, solo perché è più lontano dalla stazione. Aumentando i limiti di emissione le stazioni saranno di meno e quindi più distanziate tra loro e, mediamente, anche dai cellulari i quali, di conseguenza, saranno costretti a “strillare” di più. Senza contare il fatto che un numero maggiore di cittadini saranno esposti a valori di campo più elevati.

Con l’uso di apparecchi familiari come uno stereo o un ferro da stiro a 30 cm dal corpo, ci si espone a un campo più alto di 100 V/m.” Qui si confrontano le mele con le pere, in base, forse, al principio che sempre frutta è. Stiamo parlando di bande di frequenza completamente diverse, radiofrequenze nel caso delle stazioni radio base e dei cellulari (da 700 MHz a qualche GHz) e frequenze estremamente basse (50 Hz) nel caso degli elettrodomestici. La legge, non a caso, prevede limiti molto diversi.

I limiti delle emissioni sono stati stabiliti prendendo un manichino riempito di gel come modello del corpo umano e si è visto a quale intensità di campo questo si scalda di un solo grado centigrado. Individuato il limite, si applica un fattore di sicurezza dividendo l’intensità del campo per 50. Quello che succede arrivando al limite internazionale è quindi solo un riscaldamento che, applicando il fattore di sicurezza, non è nemmeno percettibile.” Qui si sfiora il surrealismo. Mi pare ovvio che se prendo un manichino inerte, lo riempio di gel proteico e rilevo la temperatura, l’unico effetto che osservo è… un aumento di temperatura! Nell’articolo “Is the SAM phantom conservative for SAR evaluation of all phone designs?” si espongono i risultati di uno studio che mostra come i manichini non siano sempre adatti a simulare situazioni reali. O anche “Effects of electromagnetic fields on neuronal ion channels: a systematic review “. Gli esseri viventi sono “leggermente” più complessi di un manichino pieno di gel, un ricercatore in chimica organica dovrebbe saperlo bene.

Prendendo il sole d’estate la temperatura del corpo sale di ben più di un grado, e ci si espone a una radiazione elettromagnetica che è molto più energetica di qualsiasi onda radio a cui si possa essere ragionevolmente esposti.” Qui mi viene da dire, innanzitutto, che decido io se andare ad abbronzarmi sulla spiaggia, mentre, nel caso di un’antenna piazzata davanti casa, le radiazioni me le becco a prescindere. Lasciamo stare anche il fatto che un’esposizione eccessiva alla radiazione solare ha come effetto immediato un bell’eritema e, a lungo andare, può portare un melanoma. Ancora una volta si confrontano le mele con le pere. Stiamo parlando di bande di frequenza molto diverse, inoltre, la maggior parte degli esseri viventi su questo pianeta si è evoluta in un ambiente dove la radiazione solare ha, più o meno, l’intensità che osserviamo oggi. Nella banda radio della telefonia, invece, la densità di potenza media dovuta alle emissioni artificiali, già nel 2010 superava di un miliardo di miliardi di volte quella naturale. Si veda “Planetary electromagnetic pollution: it is time to assess its impact”.

Per ragioni politiche e non scientifiche l’Italia ha applicato anziché il fattore di sicurezza 50, il valore di 500,..” Per questa affermazione farei riferimento al dossier dei Verdi europei inviato a Bruxelles sui conflitti d’interessi.

Per utilizzare la banda a 2.4 GHz, quella cosiddetta “superveloce” della nuova tecnologia 5G,…” Il 5G in Italia non usa questa banda, ma quelle da 700 MHz a 790 MHz, da 3,6 GHz a 3,8 GHz e da 26,5 GHz a 27,5 GHz. Pazienza, dettagli.

Non c’è alcuna evidenza che questo possa avere un impatto negativo sulla salute.Qui rimando al sito dell’ISDE Italia, Medici per l’ambiente, con una bella sezione sull’elettrosmog e il 5G. Se poi volete cimentarvi con l’inglese, ottimo è il sito di Bioinitiative. Interessante farsi un giro anche sul documento predisposto dall’Alleanza Italiana Stop 5G per denunciare l’assurda condizione in cui versano i malati Elettrosensibili, anche se qualcuno li ritiene tutti dei malati immaginari.

Tornando poi all’ICNIRP, diversi articoli ne denunciano da tempo i conflitti d’interesse di molti dei suoi membri. Si veda, ad esempio, “Conflicts of Interest and Misleading Statements in Official Reports about the Health Consequences of Radiofrequency Radiation and Some New Measurements of Exposure Levels”. Più in generale, i bias nella ricerca sull’inquinamento elettromagnetico dovuti a interessi economici, sono stati chiaramente messi in evidenza da un metastudio condotto dal Professor Angelo Gino Levis, già Ordinario di Mutagenesi all’Università di Padova, V. Gennaro e S. Garbisa. I risultati li potete leggere nell’articolo “Business bias as usual: the case of electromagnetic pollution”.

Il Parlamento Italiano, con un’indagine conoscitiva durata oltre un anno, e l’Istituto Superiore di Sanità non hanno riscontrato significativi effetti di queste onde elettromagnetiche sulla salute se non un blando riscaldamento del corpo.Il documento dell’ISS a cui si fa riferimento è stato fortemente criticato da ISDE che ne ha chiesto addirittura il ritiro, “ISDE: il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità su cellulari e cancro è inadeguato”. Anche l’Istituto Ramazzini di Bologna, eccellenza internazionale nello studio degli agenti cancerogeni, nella persona della Dottoressa Fiorella Belpoggi, ha espresso parere negativo sull’innalzamento dei limiti. Una nota della Dottoressa sulla questione si trova sul sito di Legambiente D’altra parte, nello stesso documento dell’ISS si legge: “un certo grado d’incertezza riguardo alle conseguenze di un uso molto intenso” e “agli effetti a lungo termine dell’uso del cellulare iniziato da bambini e di un’eventuale maggiore vulnerabilità a questi effetti durante l’infanzia”. Insomma, frasi non certo rassicuranti.

Gli articoli di stampa che hanno correlato “le onde elettromagnetiche” a morie di api o uccelli, fenomeni che accadono per cause naturali, si sono inevitabilmente rivelati delle fake news”. Consiglio la lettura di “Radio-Frequency Electromagnetic Field Exposure of Western Honey Bees” o “Harmful Effects of 5G Radiations: review” o “Risk to Pollinators from Anthropogenic Electro-magnetic Radiation (EMR): Evidence and Knowledge Gaps”, potrei proseguire, ma qualche dubbio sul fatto che non vi siano effetti forse vi sarà venuto.

Discorso analogo per le potature degli alberi, che i sindaci ordinano per evitare che ci caschi un ramo sulla macchina, e non certo “a causa del 5G””. Non si tratta di “potature” ma di veri e propri tagli alla radice di decine e decine di alberi in moltissimi Comuni. I documenti “The effect of the built and natural environment on millimetric radio waves” e “5G Planning – geospatial considerations” affermano che per l’installazione del 5G nella strade urbane si deve valutare se l’area ha un flusso di traffico significativo, in particolare di autobus e camion, considerare come il segnale possa essere impattato, identificando gli oggetti significativi con altezza oltre i 4 metri, quali pareti alte, statue e monumenti più piccoli, cartelloni pubblicitari e “alberi di grandi dimensioni e siepi alte”, poiché arbusti, foglie e rami “devono essere considerati come bloccanti del segnale” del 5G al pari di materia solida (pietra e cemento). Fate voi..

Una rete efficiente ci permetterebbe ad esempio di lavorare da remoto…” Mai pensato che, per gli impieghi residenziali, esiste anche la fibra? Il wireless è meno costoso? Beh, anche l’amianto lo era. Tra l’altro, l’autore è un fermo sostenitore della scuola in presenza, non vale in questo caso, almeno per le superiori, il discorso ecologico dello stare a casa?

Oltre ai costi economici ci sono anche quelli ambientali di produrre più stazioni radio base per cellulari.” Ovviamente qui si dà per scontato che il 5G si “deve” fare e che non vi siano danni per la salute. L’idea che possa esserci un modello di sviluppo diverso non è nemmeno contemplata come ipotesi.

La transizione ecologica e digitale per il 2050 parte da qui.” Il solito trucchetto psicologico del marketing. Accosto, ogni volta che posso, i termini “ecologico” e “digitale” così da farli diventare un binomio inscindibile in modo che uno implichi necessariamente l’altro.

Francamente, da chi è abituato a lavorare con il metodo scientifico, mi aspettavo, anche in un articolo a carattere divulgativo, una maggiore attenzione alle tante questioni ancora aperte e al dibattito scientifico in corso. Arrivato alla fine dell’articolo rimango con un gusto amaro in bocca di un’occasione persa, un sapore che, più che quello della scienza, ricorda lo scientismo.

#STOP5G, in arrivo l’ultimo libro di Maurizio Martucci: “la verità sull’inquietante futuro digitale”

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