Caos scuola, la via d’uscita nel libro di Solange Hutter, la preside ribelle più famosa d’Italia

di Annalisa Buccieri

In questi giorni oscuri, zeppi di fatiche inedite e inattese, più di ogni cosa abbiamo bisogno di
‘luce’. Luce, bellezza, motivazione al combattimento che ormai ci aspetta – ineluttabile –
quotidianamente. Credo che questo sia uno dei meriti del testo, fresco di stampa, Dal fango estraggo l’oro (edizioni Il Leone Verde, 2021) scritto da Solange Hutter, a ragione definita “la Preside più famosa d’Italia”, che impegna tutta la sua ammirevole caparbietà nell’incentivare il lettore a rimanere centrato, tutelarsi e conservare una visione positiva in una fase storica quale l’attuale. Per farlo l’autrice sfrutta le sue competenze di ‘counselor filosofico’, professionista abilitato a trattare il disagio esistenziale non patologico attraverso gli strumenti della filosofia in primis, ma anche dell’arte, della musica, della natura e dello sport. Della ‘Cultura tutta’, insomma. Punto di partenza smettere di credere alla propaganda, alla vittoria dei poteri aguzzini che ci stanno attaccando con prepotenza, al “niente sarà più come prima”, aggiungo io. Farlo con immediatezza e determinazione, perché «possiamo scegliere di credere ciò che è più utile e funzionale al nostro benessere». E poi puntare alla propria salute psico-fisica con metodo e disciplina, partendo dai pensieri positivi che generano reazioni elettro- chimiche positive; ricordare che ‘il corpo è la nostra casa’, superando il dualismo e imparando a “leggerci” correttamente come ‘unità biologica’. Trasformare, cioè, le difficoltà, i drammi spesso, in opportunità, anche usando – e oggi è più che mai necessario – ‘strumenti di intelligenza’ come
«l’autoironia, l’umorismo, la risata dissacratoria, i paradossi, gli esempi illuminanti, i disegni».

Ma questa, in realtà, è la fine del testo, la pars costruens dovuta e benvenuta. L’incipit è il
racconto dell’accaduto e del vissuto dell’autrice negli ultimi massacranti mesi. L’iniziale
smarrimento, la subitanea vittoria della propria dimensione più umana, dell’incrollabile dignità che sola rende onore all’Uomo e alla Vita. Solange non usa mezzi termini nei suoi atti d’accusa, come d’altronde ha mostrato sin dal suo primo intervento pubblico, l’accorato discorso alla Camera dei Deputati, in conferenza stampa, che viene riportato in appendice al libro assieme ad altri scritti, e che rappresenta un momento di verità, coraggio e memoria. Trovo importante la parte in cui si commentano le linee guida ministeriali sulla scuola per il 2020-21. Andrebbe letta, riletta, inviata a tutti i dirigenti scolastici (che presidi non sono più, né meritano tale attribuzione, ormai perfettamente calati nell’ottica aziendalistica cui la scuola è stata obbligata già da un po’), perché evidenzia tutti gli assiomi della psicologia, della pedagogia e delle neuroscienze violati
impunemente dal nostro ministero, “verità inconfutabili” che non è possibile non conoscere e non
è consentito ignorare: non è consentito al governo, né ai dirigenti, né agli insegnanti, né tanto
meno ai genitori, perché queste verità sono autoevidenti e accessibili anche sul piano dell’intuizione, dal momento che afferiscono alla sfera più squisitamente umana, più disperatamente necessaria. L’uomo “animale sociale” aristotelico è deturpato dall’abominio del
‘distanziamento sociale’, una contraddizione in termini, un’imposizione patologica e antiumana

che è riuscita a privare gli individui di volontà, specificità, capacità critica allo stadio elementare.
Per cui se «è attraverso gli organi di senso e il sistema muscolare che il bambino basa il suo
rapporto col mondo, è attraverso la motricità che si manifesta il bisogno profondo, inestinguibile
e ineludibile di stabilire la sua relazione con l’ambiente (L’Io pelle di Anzieu, citato dall’autrice)
[…] [Se] il tatto è il primo senso, quello che preesiste a tutti gli altri, in quanto è subito già
funzionante alla nascita. [Se] Il tatto è la lingua dell’amore. Per accedere alla propria identità è
necessario “aggredire” il corpo dell’altro, riconoscerlo come differente, altro da sé. [Se] la scuola,
tra le altre sue prerogative, dovrebbe proprio insegnare ai suoi alunni e studenti a stabilire una
relazione con il proprio sé corporeo, [..] individuare quelle pratiche che agevolino e promuovano
movimenti e ritmi spontanei […] (corsivi nostri)»
allora come può un ministero della Pubblica
Istruzione, nonché dell’Università e Ricerca stabilire che «i bambini frequentanti
[…] vanno
preparati al nuovo incontro, coinvolgendoli gradualmente nell’assunzione delle nuove regole di
sicurezza e rispetto. Ad esempio, il rito frequente dell’igiene delle mani, la distanza di cortesia,
potranno diventare nuove routine da vivere con serenità e gioiosità
». Se la grande Maria
Montessori,
non la vicina di casa con velleità psicopedagogiche, o la mamma illuminata con cui si
disserta amabilmente al parco giochi, evidenziava che «l’esistenza umana è soprattutto fisica,
basata sul corpo; l’attività mentale, fisica e neurologica vanno di pari passo, essendo in stretta
correlazione
», per quale impensabile, malevola follia si può parlare di distanza di cortesia,
implicando che chi segue i suoi più naturali e inalienabili istinti è come minimo scortese???
Mi unisco all’indignazione di Solange, al suo dolore e alla sua positività. Auguro massima diffusione alle sue pagine, perché la speranza riposa proprio sul risveglio dell’indignazione e sulla perseveranza degli indignati.

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