Sui pericoli del 5G non ha detto la verità: condannato giornalista negazionista del New York Times (bi-vincitore Pulitzer) NOTIZIA ESCLUSIVA OASI SANA

di Maurizio Martucci

Il giornalista scientifico americano William Broad, penna tra le più note dell’autorevole The New York Times, due volte co-vincitore del prestigioso Premio Pulitzer (la più prestigiosa onorificenza per scrittori e giornalisti di tutto il mondo), è stato censurato dal Mediatore per la Stampa per aver violato l’art. 1 del Codice per la Stampa del Consiglio d’Irlanda in tema di verità ed accuratezza. In pratica, il cronista ha divulgato un’informazione parziale e non vera. L’articolo incriminato si riferisce ai pericoli sanitari del 5G, sminuiti da Broad, secondo cui non “ci sono collegamenti reali tra tecnologia wireless e salute“; il pezzo negazionista è uscito nell’estate 2019 sul quotidiano statunitense per poi essere rilanciato sul sito del The Irish Times. Da qui l’azione ristoratrice culminata nella causa appena conclusa.

Dopo le sollecitazione dell’associazione anglosassone in lotta contro l’elettrosmog Environmental Health Trust presieduta dalla scienziata Devra Lee Davis, la causa contro il giornalista americano ‘fazioso’ è stata intrapresa da Tom Butler, ex ricercatore del Governo irlandese e docente di sistemi informativi aziendali all’University College di Cork. “Nel trattare le denunce – specifica l’organo decisionale irlandese – il Mediatore e il Consiglio stampa prendono in considerazione ciò che percepiscono come interesse pubblico. L’interesse pubblico è invocato in relazione a questioni in grado di colpire le persone in generale“.

L’articolo violato dal giornalista americano del New York Times si riferisce al Principio 1 – Verità e accuratezza:

“1.1 Nel riferire notizie e informazioni, la stampa si impegna in ogni momento per la verità e l’accuratezza.

1.2 Quando è stata pubblicata un’inesattezza significativa, un’affermazione fuorviante o un rapporto o un’immagine distorta, essa deve essere corretta prontamente e con la dovuta preminenza.

1.3 Se del caso, una ritrattazione, scuse, chiarimenti, spiegazioni o risposte devono essere pubblicate prontamente e con la dovuta preminenza.”

La denuncia del docente accademico Baulter contro il giornalista Broad è partita del presupposto che, sui pericoli sanitari del 5G e delle radiofrequenze in generale, contrariamente a quanto nell’articolo incriminato vi è “una significativa preoccupazione scientifica che risale almeno agli anni ’50“. Ho fatto riferimento a molti articoli scientifici e risultati di ricerca che hanno messo in dubbio la sicurezza delle radiazioni a microonde, affermando che “esiste un corpus significativo di prove scientifiche sui livelli non termici pericolosi delle radiazioni a microonde”. Ho messo in dubbio l’affermazione dell’autore dell’articolo secondo cui “gli scienziati tradizionali continuano a non vedere prove di danni causati dalle onde radio dei telefoni cellulari” che ha descritto come “dimostrabilmente falso“.

Dopo la sentenza di un tribunale inglese in favore di un attivista Stop 5G (per i giudici d’oltre Manica è legittimo invocare il principio di precauzione denunciando i rischi emergenti del wireless di quinta generazione), la pronuncia del Mediatore per la Stampa irlandese è l’ennesima conferma di come intorno all’assunta innocuità o presunta non nocività del 5G si continuano a dire tante, troppe falsità. Fake news, bufale e distorsione arbitraria della verità. Menzogne diffuse anche a mezzo stampa, messe nero su bianco persino su autorevoli quotidiani. Se ci aggiungiamo gli annosi scandali sui conflitti d’interessi e le ammissioni di corruzione e tangenti in favore di organi decisionali, c’è sempre meno da fidarsi.

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