Rischio cellulari-tumori, dal Consiglio di Stato nuova sentenza contro i Ministeri: “rimasti inerti, comportamento incoerente, si applichi la precauzione per i cittadini”. Ha avuto ragione A.P.P.L.E.

E’ stata depositata la sentenza del Consiglio di Stato n. 5887/2019 in tema di rischi per la salute da telefono cellulare.

La sentenza del TAR Lazio del 16.1.2019 aveva accolto il ricorso dell’Associazione Associazione per la protezione e lotta all’elettrosmog (A.P.P.L.E.) ordinando al Ministero dell’Ambiente, della Salute e MIUR di svolgere una campagna di informazione a livello nazionale su tali rischi.

I Ministeri – pur avendo dichiarato di voler adempiere all’ordine del TAR – avevano poi presentato appello e oggi è giunta la decisione del Consiglio di Stato.

Nonostante nella sentenza si affermi – per motivi strettamente procedurali e non di merito – che i Ministeri non hanno un obbligo di legge ad effettuare una campagna informativa, il Consiglio di Stato conferma che informazione vi debba essere, ratificando i principali punti di merito fatti valere dell’Associazione A.P.P.L.E., ovverosia che:

  1. l’associazione A.P.P.L.E. è portatrice di interessi diffusi ed è legittimata a interpellare l’Amministrazione su temi nazionali come quelli della salute collettiva e dei rischi creati dall’elettrosmog e dai telefoni cellulari; qualora l’Amministrazione stessa rimanga inerte, A.P.P.L.E. è legittimata a tutelarli giudizialmente.
  2. I Ministeri Salute, Ambiente, MIUR, sono rimasti inerti di fronte alle istanze dell’Associazione di fornire risposte chiare sui temi dei rischi per la salute, sull’evoluzione scientifica e giurisprudenziale che confermava tali rischi, su quanto e come fosse stato speso per informare i cittadini sul tema: “L’Amministrazione avrebbe quindi dovuto non solo spiegare il suo punto di vista sul tema evocato, ma anche dare notizia circa l’utilizzo delle somme specificamente destinate”.
  3. I ministeri hanno tenuto un comportamento incoerente poiché nel 2012 lo stesso Ministero della Salute aveva comunicato che “intende – compatibilmente  con  le  risorse disponibili -avviare al più presto una campagna informativa…” e anche perché “in altre note…si era espresso sulla pericolosità denunciata”.
  4. La legge del 2016 che impone ai costruttori di telefonini la marcatura CE e quindi la conformità alle prescrizioni europee, e che impone i manuali di istruzioni, non esaurisce “le precauzioni possibili per la salute, tenuto conto che la conformità non riguarda solo tale aspetto, ma soprattutto la sicurezza elettrica e l’uso dello spettro radio”.
  5. I Ministeri devono quindi applicare il principio  di  precauzione e “tener conto di quanto previsto dall’art. 10 della legge n. 36/2001, anche in considerazione dell’uso massivo di tali apparati da parte della popolazione e della incombente evoluzione tecnologica degli standard di trasmissione”.
  6. Infine, la campagna web creata dai ministeri su internet dal 2012 è insufficiente: “l’accesso ai contenuti sul web è in Italia ancora ristretto solo ad una parte della popolazione ed è pertanto non totalmente idoneo a garantire quegli scopi informativi di carattere generale previsti dalla disciplina richiamata dall’Associazione appellata”.

Per gli avvocati Renato Ambrosio, Stefano Bertone e Luigi Angeletti che insieme all’Avv. Marco De Fazi in Roma hanno assistito l’A.P.P.L.E. nel lungo contenzioso si tratta di un risultato estremamente importante perché anche il Consiglio di Stato recepisce le preoccupazioni di chi ritiene la popolazione non stia ricevendo informazione su come tutelare la propria salute e l’ambiente dall’esposizione ai campi elettromagnetici generati dai telefonini e gli altri apparati radio”.

L’Associazione con i suoi avvocati, all’esito della pronuncia di oggi, si attiverà presso i ministeri in questione per conseguire le risposte alle istanze formulate negli anni passati.

Nel frattempo l’A.P.P.L.E. contesta quello che medio tempore i Ministeri hanno preparato nel mese di luglio 2019, asserendo di aver così ottemperato alla sentenza del TAR Lazio. Secondo Laura Masiero, presidente di A.P.P.L.E., tali video e spot “sortiscono l’effetto opposto, da un lato facendo credere che il telefonino sia indispensabile e quasi un oggetto dotato di coscienza, dall’altro non avvertendo affatto che l’uso possa creare rischi per la salute, ed infine mescolando temi diversi (come la distrazione che può verificarsi mentre si passeggia telefonando) che distolgono l’attenzione della cittadinanza dal tema principale che deve restare l’esposizione ai campi elettromagnetici”.

Anche questo punto è già oggetto di valutazione da parte dell’Associazione che prosegue così nella tutela dei cittadini tutti e specialmente degli adolescenti.

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