Pentitismo Vegano, motivi (e insicurezze) di chi fa marcia indietro…

di Franco Libero Manco

Quando qualcuno attribuisce carenze nutrizionali al sistema vegan e torna ad alimentarsi in modo onnivoro, dovrebbe semplicemente chiedersi se nella carne, nel pesce e nei derivati animali ha trovato nutrienti assenti nel mondo vegetale. Affermare la non adeguatezza del sistema vegan è come dire che la  benzina non è adatta ad un motore progettato per funzionare con quello specifico carburante; oppure che l’erba non è adatta all’alimentazione della mucca. E così, se da vegan non si è più responsabili della sofferenza e della morte degli animali, da onnivori si torna a versare sangue innocente, a danneggiare la propria salute, ad inquinare l’ambiente, a distruggere le foreste, ad affamare il Terzo Mondo

Ma c’è chi si ammala nonostante il suo essere vegan. Il sistema vegan non garantisce automaticamente la salute perché molte sono le circostanze che concorrono a generare la malattia: fattori genetici, sbagliate abitudini alimentari, inquinamento dell’aria e dei cibi anche vegetali, stress emozionale, psicofisico, poco movimento, mancanza di serenità interiore, di ideali ecc.: tutte concause che a volte neutralizzano gli effetti benefici dell’alimentazione vegan.

I veri Vegan sono persone informate sui nutrienti necessari a mantenere lo stato di benessere; essi fanno riferimento alle leggi naturali, agli studi di anatomia e fisiologia comparata che indicano inoppugnabilmente che la macchina umana è progettata per essere alimentata con frutta, verdura, semi, bacche e radici. Sanno che se la nostra alimentazione non comprende carboidrati, grassi, proteine, vitamine, minerali, fibre ed acqua, si va inevitabilmente incontro a carenze nutrizionali e quando queste si verificano la colpa non è del sistema ma di chi non ha la conoscenza necessaria e la capacità di applicarlo.

I detrattori del sistema vegan ipocritamente fanno riferimento allo sporadico individuo che nonostante abbia consumato abitualmente carne sia riuscito a raggiungere l’età di 90 anni. Ebbene, queste persone sono di una tempra al di fuori del comune: se avessero adottato lo stile di vita vegan probabilmente sarebbero vissute vent’anni ancora. Fare riferimento all’eccezione e non alla norma è capzioso e fuorviante. Se un individuo fuma 3 pacchetti di sigarette al giorno e vive fino a 90 è l’eccezione non la regola: se questa malsana abitudine la adottasse la massa il 99% morrebbe di morte prematura.

Il sistema vegan è per gente avveduta, preparata, responsabile, saggia, lungimirante e chi afferma che questo non funziona sotto l’aspetto nutrizionale è in malafede o non ha mai applicato le sue vere regole. La giusta alimentazione è il primo e fondamentale requisito per la buona salute, ma non è tutto: se mancano le altre componenti, di cui sopra, prima o poi si cade nella malattia.

Ripudiare la scelta vegan per riabbracciare l’alimentazione cadaverica significa abbandonare la luminosa bellezza della nuova coscienza umana, la vastità del nuovo pensiero, l’altezza della nuova cultura, la profondità dell’anima rigenerata:  è come abbandonare uno stato di pace e di armonia per tornare a dichiarare guerra a se stessi e alla natura; è come passare da uno stato di coscienza gandhiana all’insensibilità dei boia e dei macellatori schiavisti. Insomma è come preferire l’inferno al paradiso.

RIPRODUZIONE CONSENTITA, CITANDO AUTORE E FONTE

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