Un libro di medicina Lakota, il Grande Spirito degli indiani d’America

“Quando mio padre fu sul punto di morire, mi afferrò la mano. Sentii il suo potere fluire dentro di me, fino a riempire tutto il mio essere. In quell’istante la mia vita cambiò completamente: il mio futuro divenne qualcosa che potevo solo intuire vagamente, come una catena montuosa in lontananza, avvolta in una foschia azzurra. In quel preciso istante, l’uomo che ero stato morì e un uomo nuovo ne prese il posto”.

Così Archie Fire Lame Deer, ubriacone inveterato, piantagrane e cascatore di Hollywood venne riportato – recalcitrante – al suo destino, al compito per il quale suo nonno l’aveva preparato, diventando un grande uomo-medicina (o, come egli stesso si definiva, un “uomo spirituale”) della tribù Lakota, detentore di una tradizione millenaria e famoso in tutto il mondo. Proprio grazie ai suoi trascorsi burrascosi, ha potuto di comprendere e aiutare tutti, perché un uomo-medicina “deve strisciare più in basso di un verme e volare più in alto di un’aquila”. Il libro è consigliato se si vuol apprendere frammenti di saggezza, identità e tradizioni millenarie tramandate dagli indiani d’America. Il volume si intitola “Il dono del Potere. Vita e insegnamenti di un uomo-medicina Lakota” (Edizioni Il Punto d’Incontro) ed è davvero una lettura affascinante. Ecco alcuni passaggi, partendo dalla dedica.

Ai nostri maestri e leader spirituali che sono andati nel mondo degli spiriti, ma i cui pensieri e la cui saggezza ancora vivono: Henry Quick Bear, John Fire Lame Deer, George Poor Thunder, Frank Fools Crow, Henry Crow Dog, Bill Schweigman Eagle Feather, Ellis Chips, Chest, Good Lance, e George Eagle Elk.

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io padre mi prese la mano sul suo letto di morte. Sentii il suo potere riversarsi dentro di me fino a che ebbe riempito l’intero mio essere. In quell’istante, la mia vita cambiò completamente da ciò che era stata. Il mio futuro divenne qualcosa che riuscivo a percepire soltanto in parte, come se stessi guardando una distante catena montuosa mezza celata da una bruma azzurra. In quell’istante l’uomo che ero stato morì, e un uomo nuovo prese il suo posto. Mio padre non mi riconobbe subito, dato che la vita lo stava lentamente abbandonando in quell’ospedale. Aveva riconosciuto tutti gli altri parenti e amici, aveva parlato e scherzato con loro, ma verso di me i suoi occhi erano ciechi; sembravo invisibile per lui. Pareva inoltre che non mi sentisse. Sgranava gli occhi nello sforzo di cercare di capire ciò che stavo dicendo, ma era come se io non fossi là.

Nonostante io insegni ciò che insegnava mio padre nella maniera tradizionale lakota, sono diverso da lui. L’orizzonte di mio padre era costituito dalla riserva e dalle terre indiane, le praterie e le colline ricoperte d’erba. Parlava male l’inglese. Era, nel corpo e nella mente, di un’altra epoca, l’epoca di Toro Seduto e Cavallo Pazzo. Per lui il tempo si era fermato. Per lui l’orologio si era arrestato a Wounded Knee più di cento anni fa. Guidava l’auto e viaggiava in aereo, ma quelle cose erano come cavalli per lui, ne avevano lo spirito. Mio padre trascorse tutta la vita in una baracca di legno traballante senza luce elettrica, acqua corrente o tubature, con la capanna sudatoria sul retro e un cagnolino che si aggrappava con le zampette ai suoi decrepiti stivali da cowboy.

RIPRODDUZIONE CONSENTITA

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