5G, documento esclusivo, saremo cavie! Lo dice l’Europa: cittadini più esposti all’elettrosmog e “l’impatto sulla salute non è simulabile in laboratorio” NOTIZIA ESCLUSIVA OASI SANA

di Maurizio Martucci

Più chiaro di così! Prepariamoci ad essere delle cavie umane, perché nonostante il 5G sia privo di studi preliminari sul rischio socio-sanitario, le possibili conseguenze sulla popolazione irradiata in maniera ubiquitaria dalle nuove radiofrequenze non è possibile stabilirle in esami da laboratorio ma andranno valutate realisticamente nelle città, nella vita reale, giorno dopo giorno! Ce lo dice l’Europa, o meglio lo mette nero su bianco uno studio appena pubblicato dalla Direzione generale per le politiche europee del Dipartimento tematico per le politiche economiche, scientifiche e di qualità della vita, incaricato dalla Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo a svolgere un’approfondita analisi sullo sviluppo del 5G nell’UE, paragonato con altre importanti economie di Stati Uniti, Cina, Giappone, Repubblica di Corea, Singapore e Taiwan. Ecco cosa dice il testo che OASI SANA riporta in esclusiva e in anteprima per il pubblico italiano: “Si sta delineando una preoccupazione significativa sul possibile impatto sulla salute e sulla sicurezza derivanti da un’esposizione potenzialmente molto più elevata alla radiazione elettromagnetica a radiofrequenza derivante dal 5G”.

Lo studio, aggiornato ad Aprile 2019, porta le firme di Simon Forge e Colin Blackman, quest’ultimo ricercatore associato presso il Center for European Policy Studies (CEPS) e ex direttore del Digital Forum (2014-2016), insomma uno con vasta esperienza nel campo della regolamentazione delle comunicazioni elettroniche.  “Il 5G è più complesso delle precedenti tecnologie wireless e dovrebbe essere considerato come un progetto a lungo termine per risolvere le sfide tecniche per sviluppare un evidente caso di business”, si legge nel sito istituzionale europeo. Il documento, una trentina di pagine in tutto, a pag. 11 (punto 1.7) si sofferma sull’annosa e controversa questione di Radiazione e sicurezza elettromagnetica.

Si sta delineando – si legge – una preoccupazione significativa sul possibile impatto sulla salute e sulla sicurezza derivanti da un’esposizione potenzialmente molto più elevata alla radiazione elettromagnetica a radiofrequenza derivante dal 5G. L’aumento dell’esposizione può derivare non solo dall’uso di frequenze molto più elevate del 5G, ma anche dall’accumulo per l’aggregazione di segnali diversi, dalla loro natura dinamica e dai complessi effetti di interferenza che possono derivare, specialmente nelle aree urbane densamente popolate.”

E ancora: “I campi (elettromagnetici) delle emissioni radio del 5G sono molto diversi da quelli usati dalle generazioni precedenti (degli standard 2G, 3G e 4G) a causa delle loro complesse trasmissioni beamformed in entrambe le direzioni – cioè dalla stazione radio base al portatile e viceversa. Sebbene i campi (elettromagnetici) siano altamente focalizzati dai raggi, variano rapidamente con il tempo e il movimento e quindi sono imprevedibili, poiché i livelli e i modelli del segnale interagiscono come un sistema a circuito chiuso. Questo deve ancora essere mappato in modo affidabile per situazioni reali, al di fuori del laboratorio.

Mentre la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ICNIRP) pubblica linee guida per limitare l’esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici (EMF), e gli stati membri dell’UE sono soggetti alla raccomandazione 1999/519 / CE del Consiglio che segue le linee guida dell’ICNIRP, il problema è che al momento non è possibile simulare o misurare accuratamente le emissioni di 5G nel mondo reale”.

Apriti cielo! Dall’Europa annunciano urbi et orbi che le conseguenze biologiche su umanità ed ecosistema del 5G saranno scontate direttamente sulla pelle dei cittadini, ignari del pericolo! E questo il vero motivo per cui non si sono ancora studiati in laboratorio gli effetti? E questa la ragione per cui l’appello lanciato dall’Istituto Ramazzini di valutarne le conseguenze prima dell’avvio della fase sperimentale, finora rimane appeso nel vuoto? Quale altro grido d’allarme serve per far capire alle istituzioni che col 5G ci stanno portando su un punto di non ritorno? La ministra della salute Giulia Grillo è chiamata ad intervenire, e pure di corsa, prima che sia troppo tardi.

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