Digital Services Act, dal 25 Agosto social e Web cambiano: spariscono profili FB e canali Youtube? Censura e tecno-gabbia UE

Nell’ultimo triennio tutti a parlare solo ed esclusivamente dell’estremizzazione di politiche sanitarie e dei suoi effetti sulla salute, di guerre lontane migliaia di chilometri e dichiarate crisi energetico-climatiche, mentre in assenza di dibattito nell’opinione pubblica la transizione digitale avanza indisturbata mostrando ogni volta nuove sembianze, tra mimetizzate misure liberticide e transumane nascoste persino sotto pretesti apparentemente validi. Come nel caso del Digital Services Act (DSA): dal 25 Agosto 2023 entra in vigore, si tratta della prima legislazione al mondo per il controllo delle Big Tech, la nuova regolamentazione europea voluta da Bruxelles per contrastare la “disinformazione” e ribaltare il pervasivo potere dei fact checker per una maggiore trasparenza sui meccanismi di censura dei social network, una manovra che però potrebbe spingersi anche molto più in là, creando una vera e propria stretta mortale sull’informazione on-line e una mannaia legalizzata contro dissenso e dissidenti. Al rientro dalle ferie, infatti, c’è la possibilità che gli italiani non troveranno più il proprio canale YouTube, la propria pagina Facebook, il profilo Twitter o Instagram. Perché sorvegliare i colossi della tecnologia può voler dire anche censurare i pareri e le opinioni dei loro utenti, soprattutto di quanti si servono dei social per diffondere informazioni, contenuti, critica e pensieri liberi non allineati al pensiero unico e sgraditi al sistema.

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Promulgato nell’Ottobre 2022 dalla Commissione europea, il Digital Services Act (normativa sui servizi digitali) è un regolamento europeo voluto per aggiornare la Direttiva sul commercio elettronico in relazione ai contenuti illegali, alla pubblicità trasparente e alla disinformazione. Composto di cinque capitoli,  la DSA introduce un’ampia serie di nuovi obblighi per 19 piattaforme: si va dai social media (FacebookInstagram, Twitter, TikTok, SnapchatLinkedInPinterest) ai servizi di commercio elettronico (Alibaba AliExpress, Amazon StoreApple AppStoreZalando), fino Google (Google PlayGoogle Maps e Google Shopping), ma anche Booking.comWikipedia e YouTube.

Diverse le chiavi di lettura e i commenti provenienti da parte del cosiddetto mondo della controinformazione. “Vietato dissentire per legge. La norma Ue che blocca le notizie sgradite – scrive Affari Italiani La mannaia UE sull’informazione e i commenti degli utenti. Ecco il Digital Services Act che impone alle piattaforme la censura“. Più morbida invece la posizione di Byoblu che, in un’intervista a Giulio Marino e Gandolfo Dominici, intravede addirittura il possibile “riscatto dei censurati“. Secondo il settimanale cartaceo romano L’Ortica, però, “con la scusa della lotta all’hatespeech verrà introdotta la censura on-line a livello europeo“.

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