FOTO – Istituto Superiore di Sanità, presidio e dossier Stop 5G per Brusaferro: “valuteremo con attenzione”

S’è svolto stamattina a Roma il presidio promosso dall’Alleanza Italiana Stop 5G davanti la sede dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Nel rispetto delle normative sanitarie stabilite per l’emergenza Covid19, un nutrito gruppo di manifestati s’è sistemato sulla scalinata di Viale Regina Elena sventolando bandiere Stop 5G, mostrando cartelli di denuncia:Polichetti come Burioni, basta negazionismo, ritirare Rapporto Istitsan 19/11, Polichetti fake news, Studi indipendenti subito, INCIRP conflitto d’interessi”.

Al sit-in hanno preso parte anche le parlamentari On. Sara Cunial, On. Veronica Giannone con Davide Barillari,consigliere alla Regione Lazio. Insieme a Maurizio Martucci, portavoce nazionale dell’Alleanza Italiana Stop 5G, la delegazione è stata ricevuta dai vertici dell’Istituto Superiore di Sanità: Prof. Silvio Brusaferro (presidente), Dott. Andrea Piccioli, (segretario generale), Dott.ssa Anna Mirella Taranto (direttore ufficio stampa).Proprio nelle mani di Brusaferro è stato consegnato un dossier in cui sono stati riportati gli elementi salienti delle prove in letteratura biomedica sui pericoli ambientali, i rischi sanitari e i gravi danni biologici già dimostrati per le radiofrequenze utilizzate negli standard di telefonia mobile.

Il Presidente Brusaferro si è dimostrato disponibile a rivalutare con attenzione le evidenze finora inspiegabilmente ignorate”, dichiara Maurizio Martucci. “Non si può più continuare ad interpretare in maniera arbitraria la realtà: vittime e malati ci sono già, così come le ricerche che dimostrano gli effetti non termici dell’elettrosmog: cos’altro serve per fermare questa pericolosissima sperimentazione non solo tecnologica, ma soprattutto sugli essere umani? Si valuti anche la ricerca scientifica non conflitta da interessi con l’industria. E’ in ballo la salute di tutti”.

Rivendicando il principio di prevenzione, di precauzione e i diritti costituzionali, i manifestanti hanno protestato contro i pericoli del wireless nelle inappropriate interpretazioni sugli effetti biologici contenute nell’ultimo rapporto prodotto dall’ISS.Il più bersagliato dagli slogan è stato il Dott. Alessandro Vittorio Polichetti, protagonista di numerose dichiarazioni negazioniste del rischio rilasciate agli organi d’informazione, finalizzate a sminuire i pericoli per la salute pubblica derivabili da un’overdose di elettrosmog, non solo 5G.

Dopo aver consegnato al Ministero della Salute le firme di 340.000 cittadini contrari alla nuova invasione elettromagnetica, attesa la posizione di oltre 500 Comuni d’Italia in cui sono stati ufficialmente approvati atti amministrativi per la precauzione a tutela di milioni di cittadini, col sostegno dei deputati oggi presenti l’Alleanza Italiana Stop 5G ha così voluto rinnovare al Governo la richiesta di una moratoria nazionale, chiedendo:

  1. la sospensione immediata di qualsiasi forma di sperimentazione tecnologica del 5G nelle città italiane in attesa della produzione di evidenze scientifiche sull’impatto, promuovendo la ricerca di tecnologie più sicure, meno pericolose ed alternative al wireless;
  2. di non innalzare gli attuali valori limite di legge nella soglia d’irradiazione elettromagnetica, puntando sulla minimizzazione del rischio proprio come indicato nei Report del Bioinitiative Group, dal Parlamento Europeo nella Risoluzione del 2009 e dall’Assemblea del Consiglio d’Europa con la Risoluzione n° 1815 del 2011;
  3. di valutare tutte le opinioni critiche e i giudizi negativi giunti dalla comunità scientifica in merito agli effetti non termici e biologici anche a medio e lungo termine dell’irradiazione elettromagnetica;
  4. di farsi portavoce in sede comunitaria per l’annullamento immediato, nell’ottica della protezione della salute pubblica dall’elettrosmog, di qualunque riferimento a valutazioni e/o pareri espressi dalla c.d. ‘Commissione internazionale per la protezione delle radiazioni non ionizzanti’ (ICNIRP), associazione privata di tecnici con sede in Germania già al centro di numerosi scandali per conflitti d’interessi e legami con l’industria delle telecomunicazioni.

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