Elettrosensibili nella Smart City Milano: “in Italia siamo un milione e mezzo di malati”. Riunite le associazioni nella battaglia contro elettrosmog e 5G: “un memorandum in difesa della salute”

Oltre un centinaio di persone provenienti da più parti d’Italia per il convegno nazionale di Milano intitolato Elettrosmog, 5G, Elettrosensibilità. In una nota diffusa dagli organizzatori, l’Associazione Italiana Elettrosensibili chiarisce come l’evento promosso volutamente nella Smart City (assenti le istituzioni lombarde invitate) è stato “dedicato ad un’emergenza di cui i media purtroppo non parlano mai, ma che riguarda in prima persona già un milione e mezzo di italiani che hanno sviluppato una elettrosensibilità verso i campi elettromagnetici. E’stata un’occasione praticamente unica, la prima in Italia, per far conoscere a un pubblico di non specialisti i vari aspetti scientifici, medici, normativi e legali dell’elettrosmog e dell’elettrosensibilità, nonché per parlare dei rischi connessi con la tecnologia 5G ora in fase di pre-lancio, partendo dalle conseguenze dell’esposizione alle radiofrequenze riscontrate sia a breve termine (elettrosensibilità) sia a lungo termine come tumori, infertilità maschile e malattie neurovegetative”.

Al convegno hanno preso parte ricercatori di caratura internazionale. Dalla Svezia è arrivato Olle Johansson, neuroscienziato del prestigioso Istituto Karolinska di Stoccolma: è stato fra i primi al mondo a studiare la relazione fra le radiazioni emesse dai monitor dei computer e le alterazioni dermatologiche, viene considerato il “padre” dell’elettrosensibilità. Tra i vari temi toccati, anche la modifica del DNA da parte dell’elettrosmog: la sua lunga relazione è stata una vera e propria lectio magistralis, apprezzata dal pubblico.

Altra ricercatrice di rilevanza internazionale è stata Fiorella Belpoggi, biologa e direttrice dell’area ricerca dell’Istituto Ramazzini che ha diffuso proprio in questi ultimi mesi i primi dati di una ricerca decennale di laboratorio sugli effetti “in campo lontano” delle radiofrequenze della telefonia mobile, che nei ratti sono risultate essere associate allo sviluppo di tumori del cuore e del cervello, in analogia con quanto trovato per il “campo vicino” dei cellulari dal National Toxicology Program (USA).

L’atteso risultato finale degli studi dell’Istituto Ramazzini avrà una notevole valenza in quanto – supportato da quanto pubblicato dall’NTP – secondo la Belpoggi “porterà inevitabilmente alla nuova classificazione di pericolosità delle radiofrequenze: quella di probabili cancerogeni per l’uomo”. I soci e amici dell’Associazione Italiana Elettrosensibili hanno sostenuto l’indipendenza dell’ente bolognese con un’azione di crowdfunding conclusa in queste ore con la raccolta di oltre 35.000 euro, fondi con cui l’Istituto Ramazzini potrà completare la ricerca entro il 2019.

Diversi sono stati i relatori che hanno approfondito le altre tematiche, come le caratteristiche dei campi elettromagnetici (illustrati da Andrea Grieco) e, in particolare, gli aspetti medici sottesi all’elettrosensibilità e all’elettrosmog: gli aspetti pediatrici (Laura Masiero dell’Associazione per la Protezione e Lotta all’Elettrosmog); la medicina legale e l’elettrosensibilità (Daniele Rodriguez), la medicina del lavoro ed il lavoratore elettrosensibile lavoratore (Annunziata Di Fonte).

L’elettrosensibilità è stata analizzata non solo dal punto di vista eziologico, diagnostico e terapeutico: è stata anche presentata, per la prima volta, una sintesi dell’analisi di oltre 100 pazienti visitati dalle due dottoresse dell’Associazione: la già citata Di Fonte e Anna Zucchero.Questo studio ha confermato la validità di un Protocollo Diagnostico AIE impostato in sintonia con esperienze internazionali, ma ottimizzato in questi due anni.

L’avvocato Stefano Bertone, dello studio legale Ambrosio & Commodo, ha fornito invece un inquadramento legislativo e giurisprudenziale del problema dell’elettrosensibilità. Le avvocatesse Valeria Rossitto (foro di Monza) e Valeria Ippolita Sergi (foro di Prato) hanno fatto un’interessante rassegna delle sentenze emesse sia a livello internazionale che nazionale, con riferimento a quelle recentissime in materia di Wi-Fi nella scuola e di “Informazione obbligatoria” che i Ministeri debbono effettuare.

Il primo obiettivo dell’evento, pienamente raggiunto, era proprio quello di fornire delle “pillole” formative ai presenti in due ambiti: sia legale sia di diagnosi/terapia e per il riconoscimento della malattia, ad oggi non riconosciuta né dal nostro Servizio Sanitario né dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, mentre ad esempio in Svezia è equiparata a un handicap, con tutte le tutele conseguenti. L’intera prima giornata di lavori è stata trasmessa in diretta streaming ed è attualmente sul canale YouTube di MC Produzioni Video.

La seconda giornata del workshop nazionale si è invece concentrata sull’attualità e su quanto i cittadini possono fare per tutelare la salute di se stessi e dei propri figli. Il primo intervento è stato di Milena Greco, che ha portato una chiave di lettura dell’associazionismo e movimentismo “no-elettrosmog” in Italia dal punto di vista antropologico: un approccio ritenuto “innovativo e che aiuta a riflettere”.

Il Sindaco di Borgofranco d’Ivrea Livio Tola ha portato l’esperienza di un piccolo comune della provincia di Torino che si è rifiutato di attivare una rete Wi-Fi nella locale scuola (dunque pagata dallo Stato), eseguendo invece un normale e “sano” cablaggio per abilitare i computer didattici alla connessione dati richiesta dal Ministero. Si può quindi fare, se si vuole!

Ad un mese dal meeting nazionale di Vicovaro (Roma), il giornalista d’inchiesta Maurizio Martucci, fresco autore del libro Manuale di autodifesa per elettrosensibili (Terra Nuova edizioni), ha infine raccontato le ultime novità su questo fronte molto caldo, nel suo ruolo di coordinatore e portavoce dell’alleanza italiana Stop-5G, spiegando gli sviluppi in sede parlamentare e la presa di posizione di alcuni dei 120 piccoli Comuni italiani ai quali è stata imposta la partecipazione forzata alla sperimentazione del 5G.  

Essenziale – ripetono gli organizzatori – è poi stata la discussione finale a porte chiuse non tanto su una piattaforma politica di interventi legali-normativi ma sulla indispensabilità di creare un coordinamento nazionale fra i vari comitati italiani che si occupano di elettrosmog, al fine di creare un fronte comune contro quella che si prospetta come una minaccia imminente”.

In tal senso, l l’Associazione Italiana Elettrosensibili ed i vari comitati presenti a Milano hanno convenuto di predisporre un memorandum condiviso focalizzato sugli aspetti organizzativi, che sarà poi proposto alle altre associazioni e comitati locali presenti sul territorio italiano impegnati a vario titolo nella lotta all’elettrosmog per la difesa della salute pubblica. Insomma, un’Italia che lotta per la precauzione contro le scellerate politiche governative che espongono i cittadini a gravi rischi esiste e si sta mobilitando.

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