Alzheimer e dieta, tra frutta e verdura

di Maria Angela Macario

La malattia di Alzheimer è la più comune forma di demenza. Insorge più frequentemente dopo i 65 anni di età e colpisce più spesso le donne Come tutte le forme di demenza comporta un progressivo decadimento delle funzioni cognitive, a cominciare dalla memoria. Le sue cause sono ancora ignote, anche se sono stati identificati numerosi fattori che aumentano il rischio di sviluppare la patologia: l’età avanzata, la storia familiare, traumi cranici, stili di vita e condizioni che comportano problemi ai vasi sanguigni.

Ad oggi non esiste una cura per l’Alzheimer: i trattamenti disponibili consentono di alleviare i sintomi e, in alcuni casi, di rallentare la progressione della patologia. Questi elementi, uniti al progressivo invecchiamento della popolazione in tutto il mondo, ha indotto l’Organizzazione mondiale della sanità a inserire la malattia di Alzheimer (e le demenze più in generale) tra le priorità globali della sanità pubblica. Oggi, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, circa 35,6 milioni di persone nel mondo soffrono di demenza. Di queste, il 60-70% (tra i 21 e i 25 milioni) è affetto da Alzheimer. Anche in Italia la patologia ha dimensioni rilevanti: secondo l’Istat circa 1 milione di italiani sono colpiti da questa malattia. Il numero dei malati è inoltre destinato a crescere. Ciò richiederà un ampio sforzo sanitario ed economico: le demenze hanno infatti costi sociali ed economici elevatissimi. Si stima che nel 2010 abbiano superato i 600 miliardi di dollari.

A questi si aggiungono i costi sociali legati all’assistenza che ancora oggi grava soprattutto sui familiari delle persone malate. Come per tutte le patologie sempre di più la scienza dell’alimentazione si sta muovendo nell’affiancare alla cura della patologia anche uno specifico protocollo dietetico. Negli ultimi anni, sempre di più studi e ricerche si sono concentrati sullo studio di uno specifico protocollo dietetico per pazienti colpiti da malattia di Alzheimer. Il diabete di tipo 2 e l’obesità sono possibili fattori di rischio per la malattia di Alzheimer e questi possono essere modificati dall’attività fisica e dai cambiamenti nei modelli dietetici, come il passaggio a una dieta mediterranea. Questa dieta include anche frutta, verdura. Questi alimenti forniscono vitamine, polifenoli e acidi grassi insaturi. Questa dieta dovrebbe essere in grado di ridurre lo stress ossidativo.

La risposta infiammatoria è anche ridotta da acidi grassi insaturi, con conseguente espressione più bassa e una produzione inferiore di citochine pro-infiammatorie. La protezione cardiovascolare è correlata all’azione dei polifenoli e degli acidi grassi insaturi sull’endotelio vascolare. La dieta mediterranea può anche migliorare i fattori di rischio cardiovascolari quali dislipidemia, ipertensione e sindrome metabolica. Questi effetti benefici della dieta mediterranea dovrebbero avere un ruolo nella prevenzione della malattia di Alzheimer.

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