Il Mediatore europeo indaga sulle preoccupazioni relative alle radiazioni elettromagnetiche

Il Mediatore europeo sta ora avviando un’indagine sulle preoccupazioni relative ai campi elettromagnetici a radiofrequenza, nonché sull’integrità scientifica e sulla parzialità dello SCHEER, il Comitato scientifico per la salute, l’ambiente e i rischi emergenti della Commissione europea che – con una serie di rapporti ambigui e controversi – ha tranquillizzato Europa e governi centrali sull’asserita non nocività dell’elettrosmog. Diverse ONG però hanno contattato il Mediatore europeo, che ha avviato un’indagine ufficiale.

Il Mediatore europeo (European Ombudsman) è un organismo indipendente che indaga su denunce di cattiva amministrazione da parte delle istituzioni e degli organi dell’Unione Europea (UE).


Il motivo del reclamo era che la Commissione europea non aveva affrontato le preoccupazioni relative al parere scientifico sui campi elettromagnetici a radiofrequenza espresso dal comitato SCHEER, che aveva valutato la necessità di rivedere le norme dell’UE sull’esposizione a tali campi. La lettera di protesta, alla quale la Commissione non ha risposto, è stata presentata dalle ONG nel febbraio 2025.

Preoccupazioni sollevate circa la mancanza di competenza e i conflitti di interesse nel comitato SCHEER

Nella lettera si esprimeva preoccupazione per il fatto che il gruppo di lavoro del comitato SCHEER non disponesse delle competenze necessarie e fosse influenzato da conflitti di interesse. Questi problemi hanno portato a un’affermazione scientificamente inadeguata che appare tendenziosa. Inoltre, è stato sottolineato che il comitato SCHEER non ha fornito una spiegazione chiara su come ha selezionato e ponderato le prove scientifiche, compromettendo potenzialmente la solidità delle sue conclusioni. Al centro del reclamo c’è l’opinione che le attuali normative dell’UE, tra cui la raccomandazione 1999/519/CE del Consiglio del 1999 e la direttiva 2013/35/UE, non garantiscano un’adeguata protezione della salute pubblica in relazione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza.

Il Mediatore europeo apre un’indagine sulla risposta della Commissione

In risposta, il Mediatore europeo ha avviato un’indagine ufficiale sulla questione. La Commissione europea è stata invitata a fornire una risposta scritta alle preoccupazioni sollevate nella lettera del 21 febbraio 2025 entro il 16 giugno 2025. Se la Commissione non fornirà una risposta tempestiva o adeguata, il Mediatore deciderà se siano necessarie ulteriori indagini.

Sophie Pelletier, portavoce del gruppo, ha dichiarato: “Questo rappresenta un passo importante verso la risposta alle preoccupazioni attuali circa l’impatto sulla salute pubblica e l’insufficiente controllo scientifico alla base delle normative UE sull’esposizione ai campi elettromagnetici”.

ONG europee contro SCHEER

Dichiarazione sulla radiazione elettromagnetica a radiofrequenza

La lettera, firmata dalle principali ONG che promuovono la salute pubblica e la tutela dell’ambiente (elencate di seguito), elenca diverse preoccupazioni in merito all’integrità scientifica e alla parzialità dello SCHEER. Il Comitato critica in particolare il parere del SCHEER sulla necessità di rivedere la raccomandazione 1999/519/CE del Consiglio e la direttiva 2013/35/UE.

I firmatari sostengono che il parere dello SCHEER è fondamentalmente errato, sia nella metodologia che nella composizione degli esperti, il che porta a una valutazione parziale che non riflette il consenso scientifico sui rischi dei campi elettromagnetici a radiofrequenza.

Secondo le ONG, il gruppo di lavoro SCHEER è dominato da individui con conflitti di interesse , tra cui legami con l’industria delle telecomunicazioni, il che ne compromette l’indipendenza. Inoltre, le ONG sostengono che lo SCHEER ha ignorato o minimizzato una vasta mole di ricerche scientifiche che dimostrano gli effetti biologici non termici dannosi dell’esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza a livelli inferiori agli attuali limiti normativi.

I punti principali della lettera:

  1. Mancanza di indipendenza:  diversi membri del gruppo di lavoro SCHEER hanno legami con il settore delle telecomunicazioni, creando un conflitto di interessi.
  2. Metodologia distorta:  si presume che lo SCHEER abbia ignorato importanti prove scientifiche che dimostrano effetti negativi sulla salute derivanti dall’esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza, tra cui disturbi neurologici, rischi di cancro e stress ossidativo. Inoltre, il metodo di valutazione e ponderazione delle prove è imperfetto e parziale.
  3. Esclusione dell’impatto ambientale:  la dichiarazione SCHEER non valuta le conseguenze dell’esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza per la fauna selvatica e gli ecosistemi.
  4. Contraddizione con altre valutazioni scientifiche:  il parere del SCHEER contraddice le conclusioni di organismi scientifici indipendenti, come ad esempio l’Agenzia nazionale francese per l’alimentazione, l’ambiente e la salute sul lavoro (ANSES), la Commissione internazionale sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici (ICBE-EMF), il gruppo BioInitiative, che ha riconosciuto rischi significativi associati all’esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza.

Questa iniziativa rappresenta un notevole passo indietro rispetto alle decisioni normative che non tengono conto della ricerca scientifica indipendente disponibile sull’esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza. Le ONG firmatarie restano impegnate a garantire la salute pubblica e la tutela dell’ambiente e restano in prima linea nelle decisioni politiche dell’UE.

Le ONG chiedono alla Commissione europea di:

  • Rifiutare il parere dello SCHEER  a causa dei suoi difetti metodologici e dei conflitti di interesse;
  • Ha esortato  il Commissario Várhelyi a sostenere l’integrità scientifica e ad attuare misure di sicurezza più rigorose basate su valutazioni indipendenti e imparziali, nonché a commissionare una nuova revisione scientifica indipendente, senza l’influenza dell’industria, per valutare i rischi reali dell’esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza;
  • Adottare il principio di precauzione  e introdurre limiti di esposizione più severi per proteggere la salute pubblica e l’ambiente, sottolineando che la Commissione europea deve dare priorità alla salute pubblica rispetto agli interessi dell’industria.

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