di Maurizio Martucci
La consacrazione del Nuovo Ordine Mondiale è nell’Agenda 2030 così come lo stravolgimento degli stili di vita dei cittadini – monitorati dalla digilitalizzazione di tracciamento nelle nuove tecnologie – è nei crediti di carbonio, perno su cui ruotano già i mercati delle aziende e presto gli acquisti delle famiglie, in ossequio al mantra della CO2 e dei cambiamenti climatici: dagli accordi di Parigi del 2015 (sottoscritti anche dall’Italia nelle politiche green) entro i prossimi 5 anni nulla sarà più come prima perché, seguendo il cronoprogramma ratificato anche dall’UE, la riduzione entro il 2030 del 55% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990 sarà il viatico per finire a zero emissioni nette entro il 2050. Una corsa contro il tempo scandita da drastici tagli e cesure nette col passato che ci costringe ad un’inversione di rotta, prepararci a tutto: dal taglio indiscriminato degli alberi alla loro piantumazione, fino alle auto elettriche e agli scontrini con la tassa carbon free, i nuovi progetti per la transizione ecologico-digitale nascondono infatti obiettivi globali di controllo sociale ed economico senza precedenti. E’ questo il contenuto di Apocalisse Green. Vita a punti con i crediti di carbonio (Arianna Editrice), libro inchiesta di Alessandro Leonardi che ha la lungimiranza di svelare il lato oscuro dell’ambientalismo nel grande inganno tra energie rinnovabili, grandi incendi e deforestazione. Ci attende un futuro in cui tasse sul carbonio e misure digitali per il controllo ambientale diventeranno sempre più pervasive, trasformando le vite umane in un sistema di punteggi e restrizioni.

Leonardi è abile ad illustrare i vari passaggi: «Il mercato dei crediti di carbonio si basa sostanzialmente su quello già in essere dell’energia, dove aziende private gestiscono un prezzo in entrata richiesto dal fornitore, lo rielaborano e lo vendono al consumatore finale ad una cifra superiore del costo in ingresso. A gennaio 2024 in Italia si è stati obbligati ad entrare in quello che viene chiamato “mercato libero” dell’energia e, guarda caso, i prezzi sono aumentati. Gli unici che hanno subito minor impatto economico sono stati i cittadini che potevano restare nel “mercato tutelato” tramite giustificazioni imputabili alla salute […]. Se, per esempio, un’azienda produttrice di biscotti deve compensare la CO2, registra un aumento dei costi e, di conseguenza, rialza il prezzo. Ogni aumento che interviene nella filiera è sempre riversato sul prodotto finito, a scapito di chi non può alzarsi lo stipendio di pari passo al valore dell’inflazione, cioè dei dipendenti».

Nel libro colpiscono particolarmente due passaggi: multinazionali e aziende di settore che invertono il proprio core business etichettando prodotti e servizi con certificazioni ingannevoli sull’asserito risparmio delle emissioni di CO2. E poi l’incredibile sequestro di carbonio mediante il taglio degli alberi, la gestione forestale e la sepoltura del legno. In pratica, costruiscono trincee in cui seppellire legno morto per fermare i cambiamenti climatici. Come mettere polvere sotto al tappeto: c’è molto di più oltre la biomassa. “L’eccessiva dipendenza dalla tecnologia per controllare la produzione agricola allontana dalla natura e favorisce il potere delle multinazionali.” L’attacco alla natura è un modo per riversare la responsabilità dell’impatto ambientale su tutto ciò che è naturale, finendo nell’addomesticare il cittadino, utente, consumatore con stili di vita progressisti improntati sul controllo tecno-totalitario. Altro che sistema di credito sociale cinese, la vita a punti degli occidentali sarà presto sui crediti di carbonio. Le SuperApp sugli Smartphone e l’Identità digitale serviranno anche a questo. “Si prevede un futuro in cui tasse sul carbonio e misure digitali per il controllo ambientale diventeranno sempre più pervasive, trasformando le vite umane in un sistema di punteggi e restrizioni.”

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