Oasi Sana

Coronavirus, secondo studi ed esperti col 5G c’è “immunodepressione e non assorbimento d’ossigeno”. Cioè l’identikit del virus! – SECONDA PARTE – INCHIESTA ESCLUSIVA OASI SANA

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di Maurizio Martucci

Non abbiamo certezze assolute. Ma, in compenso, disponiamo di diverse prove e una serie di indizi tutt’altro che marginali, oltre ad autorevoli pareri. Li abbiamo scovati e messi in fila indiana uno dopo l’altro, animati da spirito critico e ricerca per la verità, per capirne di più sul focolaio di infezione e trasmissione del Coronavirus. Nella prima parte dell’inchiesta esclusiva di OASI SANA, abbiamo visto come l’epidemia (tempo di incubazione stimato anche in 28 giorni) abbia iniziato e mietere vittime nel mese di Dicembre 2019 nel centro della Cina, precisamente da Wuhan, capoluogo della regione di Hubei, fino al 27 Ottobre precedente (cioè poco prima dello scoppio ufficialmente dichiarato della sindrome, considerato che il paziente zero viene censito il 2 Novembre) cuore delle olimpiadi belliche, la settima edizione dei Giochi Militari Mondiali. Motivo per cui il Governo cinese, nel mito della corsa all’omni-digitalizzazione ubiquitaria per la grande sfida all’Occidente sull’Intelligenza artificiale, di Wuhan ne ha fatto l’indiscussa capitale mondiale del 5G. Nessun’altra città al mondo come Wuhan: 30.000 nuove antenne wireless di quinta generazione installate ovunque, iperconnessione permanente su strade, autostrade, aeroporti, stazioni ferroviarie e ogni area della città, inondato chiunque dal più grande tsunami elettromagnetico della storia dell’umanità.

TERZA PARTE INCHIESTA 5G – CORONAVIRUS – clicca leggi qua

Lo spettro di radiofrequenze delle onde non ionizzanti 5G vendute alle compagnie telefoniche cinesi arriva fino a 43.5 Ghz, ma fonti private non governative parlano apertamente dell’utilizzo anche delle radiazioni nella banda 60 Ghz con sistema WiGig, cioè la più alta delle millimetriche sinora in uso. Con quali conseguenze sull’uomo? Con quali eventuali correlazioni con lo scoppio del Coronavirus? Ripartiamo da qui.    

Sulle la storia delle conseguenze dell’elettrificazione dell’aria, l’americano Arthur Firstenberg (promotore dell’Appello Internazionale Stop 5G dalla Terra e dallo Spazio, oltre 200mila forme raccolte in più di 200 nazioni del mondo) nel libro ‘L’arcobaleno invisibile. Una storia di elettricità e vita” già nel 2017 si è messo alla ricerca del nesso elettrosmog-virus-epidemie, soffermandosi su quanto accaduto in America durante la prima guerra mondiale, ovvero nel campo di addestramento a sud-ovest di Manhattan, noto per il contagio  della cosiddetta Spagnola, quando 500 milioni di persone in tutto il mondo – circa il 27% dell’allora popolazione mondiale – rimase colpita dall’infezione: “La pandemia di influenza spagnola nel 1918 iniziò effettivamente alla Naval Radio School di Cambridge, nel Massachusetts, con 400 casi iniziali – scrive Firstenberg – Questa epidemia si diffuse rapidamente a 1.127 soldati a Funston Camp (Kansas), dove erano state installate connessioni wireless. Ciò che ha incuriosito i medici è che mentre il 15% della popolazione civile soffriva di sangue dal naso, il 40% della Marina ne soffriva. Si sono verificati anche altri sanguinamenti, e un terzo di quelli che sono morti lo ha fatto a causa dell’emorragia interna dei polmoni o del cervello … Questi sintomi sono incompatibili con gli effetti dei virus respiratori dell’influenza, ma totalmente coerenti con gli effetti devastanti dell’elettricità.  (…) Si può vedere che ogni nuova pandemia di influenza corrisponde a un nuovo progresso nella tecnologia elettrica, come l’influenza asiatica del 1957-58, in seguito all’installazione di un potente sistema di sorveglianza radar e allo scoppio dell’influenza di Hong Kong dal luglio 1968 in poi, a seguito della messa in servizio di 28 satelliti militari per la sorveglianza dello spazio. (…)  È logico concludere che le pandemie influenzali degli ultimi decenni sono legate all’attività elettrica umana“.

L’autorevole scienziato svedese Olle Johannson, relatore nel convegno internazionale ‘5G, moratoria nazionale’ promosso alla Camera dei Deputati dall’Alleanza Italiana Stop 5G, insieme allo scienziato americano Paul Doyon è co-autore del rapporto su elettrosmog, immunodepressione e contagio virale, nel 2017 pubblicato su Medical Hypotheses. Lo studio “ipotizza qui che le esposizioni ai campi elettromagnetici abbiano il potenziale di inibire la risposta del sistema immunitario mediante un eventuale aumento patologico nell’afflusso di calcio nel citoplasma della cellula, che induce una produzione patologica di specie reattive dell’ossigeno, che in il turno può avere un effetto inibitorio sulla calcineurina. L’inibizione della calcineurina porta all’immunosoppressione, che a sua volta porta a un sistema immunitario indebolito e ad un aumento dell’infezione opportunistica. (…) Le esposizioni al campo elettromagnetico possono effettivamente produrre lo stesso effetto: un sistema immunitario indebolito che porta ad un aumento delle stesse o opportune infezioni opportunistiche: cioè fungine, virali, batteriche atipiche e infezioni parassitarie”.

Come Johansson la pensa anche Francis Boyle, professore di diritto internazionale nel College of Law dell’Università dell’Illinois, coinvolto nello sviluppo dell’accusa contro Slobodan Milosević per i crimini di guerra in Bosnia Erzegovina e redattore del Biological Weapons Act del 1989 firmato dall’allora presidente americano George H.W. Bush: “La neurominidasi si trova ovunque nel corpo – afferma Boyle, ricalcando lo studio di Johansson-Doyon – si verifica nel sangue ed è uno degli enzimi più importanti nel corpo. Questo enzima stuzzica i resti di sali che portano una carica negativa e trasferisce questa carica negativa alle nostre cellule, in particolare alle cellule del sangue, facendole respingere. Questa tensione tissutale è misurabile in millivolt, 80mV, e questa tensione deve essere mantenuta costantemente dalla neurominidasi che provoca il blocco delle cellule del sangue, il sangue si raggruppa e non può trasportare più ossigeno e le persone possono morire”.

Sulla correlazione tra virus ed immunodepressione nella comunità scientifica internazionale sta poi destando sconcerto una deduzione ripresa su un recente articolo del Journal of American Medical Association, secondo cui i bambini sembrano sfuggire alle conseguenze del Coronavirus perché “i loro corpi possono superare la malattia in modo più rapido ed efficace. “Non comprendiamo appieno il fenomeno, forse perché ci sono differenze nelle risposte immunitarie dei bambini rispetto agli adulti”, ha detto Andre Pavia, capo della divisione delle malattie infettive pediatriche dell’Università dello Utah. “Un’ipotesi è che la risposta immunitaria innata tende ad essere più attiva.” L’articolo conferma: il Coronavirus trova terreno fertile negli immunodepressi!

E ancora. Lo statunitense David B. Weiner è invece professore emerito alla University of Pennsylvania School of Medicine,dirige un gruppo di ricerca traslazionale di immunologia molecolare focalizzato sulla creazione di nuovi approcci immunoterapici per la prevenzione e il trattamento delle malattie. Ai fini della nostra inchiesta, il suo contributo sull’elettroporazione diventa fondamentale per comprendere come i campi elettromagnetici possano entrare nella pelle, condivisa all’unanimità della comunità medico-scientifica internazionale il fatto che le microonde millimetriche del 5Gentrano nella pelle, dove ci sono terminazioni nervose, vasi sanguigni. In vitro, si è vista una disregolazione del profilo metabolico, anche dei cheratinociti” (Patrizia Gentilini, medico ISDE Italia al convegno internazionale sul 5G alla camera dei Deputati). L’elettroporazione messa a punto da Weiner è una tecnica per “aprire dei pori della membrana cellulare per introdurre nelle cellule il DNA o altre sostanze chimiche come chemioterapici. Applicata a protoplasti, cellule animali, batteri e lieviti. L’elettroporazione consiste in una repentina scarica elettrica operata in un cuvetta che racchiude cellule e molecole di DNA in una sospensione liquida. La scarica apre simultaneamente la membrana plasmatica delle cellule in numerosi punti, permettendo alle molecole di DNA di penetrare”.

Fermiamoci un attimo. Per non perdere il filo, riannodando i dati sinora citati. Finora abbiamo visto che il wireless è storicamente correlato allo scoppio di epidemie e infezioni (Firstenberg), che crea immunodepressione aumentando la possibilità di infezioni virali (Johansonn-Doyon), che la neurominidasi misurabile in millivolt 80mV blocca il trasporto di ossigeno nel sangue (Boyle) e che il 5G entra nella pelle (Gentilini) così come con l’elettroporazione permette alle molecole di DNA di entrare nella membrana cellulare (Weiner). Ora, sulla scorta di queste prove medico-scientifiche, torniamo in Cina, precisamente a Wuhan, epicentro del primo focolaio del Coronavirus, sede anche degli ultimi giochi militari mondiali, ma soprattutto indiscussa capitale mondiale del 5G, con 30.000 nuove antenne e irradiazione permanente anche a 60 Ghz. “Non ci sono dubbi – scrive chi denuncia nel 5G la causa del virus in CinaI sintomi del coronavirus sono al 100% i sintomi causati da WiGig, il nuovo sistema Wi-Fi a 60 GHz, curiosamente confermato al 100% a bordo della nave Diamond Princess e a Wuhan”. E’ certo che sulla nave da crociera in cui 350 passeggeri sono stati testati al virus e per questo ferma dal 2 Febbraio 2020 a Yokohama in Giappone, il governo nipponico abbia gratuitamente “distribuito 2.000 iPhone ai passeggeri e all’equipaggio della nave da crociera Diamond Princess, colpita dal Coronavirus.”

WiGig – è scritto su Wikipedia – “consente ai dispositivi di comunicare senza fili a velocità multi-gigabit. Consente applicazioni wireless di dati, display e audio ad alte prestazioni che integrano le funzionalità dei precedenti dispositivi LAN wireless. I dispositivi abilitati tri-band WiGig, che operano nelle bande da 2,4, 5 e 60 GHz”. Parallelamente a Boyle, non come indagine sul corpo umano ma sugli effetti nell’atmosfera, c’è uno studio del 2001 che conferma come un’irradiazione a 60 Ghz sia capace di sottrarre ossigeno. Lo scrive Shigeaki Shey Hakusui, presidente dell’Harmonix Corporation, produttore del sistema radio digitale GigaLink 60GHz utilizzato per comunicazioni wireless ad alta velocità. “A causa delle maggiori esigenze di larghezza di banda e della scarsità di allocazioni di frequenza delle microonde – sostiene Shigeaki Shey Hakusui nell’articolo intitolato ‘Comunicazioni wireless fisse a 60 GHz. Proprietà uniche di assorbimento dell’ossigeno’ – l’industria delle comunicazioni wireless sta iniziando a concentrarsi su pozioni dello spettro più elevate, precedentemente non allocate, nelle frequenze delle onde millimetriche da 40 GHz a 300 GHz. A causa degli elevati livelli di assorbimento di energia RF atmosferica, la regione delle onde millimetriche dello spettro RF non è utilizzabile nei segmenti di comunicazione wireless a lungo raggio. Tuttavia, per i segmenti “ultimo miglio” a corto raggio, la larghezza di banda estesa dei dati RF disponibile nella regione delle onde millimetriche lo rende ideale per una connettività a velocità in fibra senza interferenze. Alla frequenza dell’onda millimetrica di 60 GHz, l’assorbimento è molto elevato, con il 98 percento dell’energia trasmessa assorbita dall’ossigeno atmosferico. Mentre l’assorbimento di ossigeno a 60 GHz limita fortemente la gamma, elimina anche le interferenze tra gli stessi terminali di frequenza. (…) L’assorbimento di ossigeno rende possibile il riutilizzo della stessa frequenza in una regione molto localizzata dello spazio aereo. Il funzionamento all’interno dello spettro di onde millimetriche a 60 GHz consente un dispiegamento molto denso e senza interferenze degli stessi terminali radio a frequenza. (….) Nella regione di 60 GHz, gli effetti dell’assorbimento di ossigeno e l’uso di antenne a fascio stretto riducono al minimo la probabilità di interferenze tra le radio. (…) A 60 GHz, l’altissimo livello di assorbimento atmosferico è dovuto principalmente alla composizione molecolare dell’atmosfera”. Coronavirus, 5G, Wuhan, 60 Ghz: tutto questo che vuol dire?

Sul Web il tema viene trattato in due interessanti video in cui si cerca di mettere insieme anche prove e indizi, per tentare di capire se e come la diffusione massiccia del 5G anche fino a 60 Ghz possa essere correlata al Coronavirus. “E’ incredibile confrontare i sintomi del virus rispetto a ciò che accade quando si è colpiti con onde a 60 GHz – dal suo canale Youtube con 134.000 iscritti afferma l’influencer californiana Dana Ashleyche hanno un impatto sull’assorbimento di ossigeno attraverso l’emoglobina. Questa frequenza specifica è assorbita dall’ossigeno. 60 GHz provoca la rotazione degli elettroni attorno alla molecola di ossigeno, inibendo così la capacità dell’emoglobina di assorbire correttamente queste molecole di ossigeno”.

Per discutere di Coronavirus e del ruolo del 5G nell’effetto di immunodepressione, l’informatico statunitense Robert David Steele, acerrimo sostenitore di una riforma per l’intelligenza virtuale, ha poi riunito in una conference call il fondatore della Fondazione Humanitad e film-maker Sacha Stone (autore del docu-film d’inchiesta 5G Apocalisse), l’esperto di armi militari, guerra batteriologica ed irradiazioni wireless Mark Steele (sua la causa vinta nel tribunale inglese sulla libertà di denunciare i rischi del 5G) e il professore di ricerca di energia ex Istituto di Fisica di Zemun (Serbia)  Ilija Lakicevic (Serbia). L’abbiamo detto in apertura: non abbiamo certezze assolute, ma una serie di prove e indizi ci sono. Eccome.

(continua)

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