SOS Sicilia, Yvelyse ha URGENTE bisogno d’aiuto: senza casa malata grave (EHS-MCS), senza cure né riconoscimento del Sistema Sanitario Nazionale NOTIZIA ESCLUSIVA OASI SANA

di Maurizio Martucci

Come rete solidale di mutuo soccorso. E per sostenere malati invisibili come lei nell’estenuante battaglia del riconoscimento, nell’allargamento della difesa della salute pubblica in tutela di 60milioni di italiani minacciati dallo tsunami elettromagnetico di quinta generazione. Anche per questo è nata l’alleanza italiana Stop 5G, per far emergere quel sommerso di storie limite, di persone disperate, uomini e donne bisognose d’aiuto, nonostante il negazionismo di chi persevera nello sconfessare l’evidenza di una realtà disperata, tutt’altro che digitale.

Disegni di legge sul riconoscimento da parte del Sistema Sanitario Nazionale ancora congelati, in Parlamento si è tornati a parlare di sensibilità chimica multipla, elettrosensibilità e malati oncologici da radiofrequenze. Le recenti interrogazioni sulla disabilità d’Era Elettromagnetica presentate in Senato (Sen. Andrea de Bertoldi), alla Camera dei Deputati (On. Sara Cunial) e le conferenze stampa dell’alleanza italiana Stop 5G si sono mosse esattamente in questa direzione. Ma c’è ancora tanto da fare. La riprova arriva dalla Sicilia: torna prepotentemente alla ribalta l’appello di Yvelyse Martorana, insegnante siciliana gravemente malata di EHS-MCS.

Ce ne siamo già occupati a più riprese nei mesi scorsi: costretta a fuggire dalla provincia di Palermo per l’ubiquitaria presenza del Wi-Fi (a novembre aveva protestato con cartelli davanti il Municipio di Bagheria, con la sezione di Gela della federazione dei Verdi a dicembre per lei fu poi organizzato anche il primo corteo d’Italia Stop 5G), Yvelyse ha vissuto negli ultimi tre mesi in un alloggio protetto sul mare in provincia di Caltanissetta, esattamente dall’altra parte dell’isola. Niente (e scarso) elettrosmog, niente (o scarsa presenza) agenti chimici irritanti, tanto le è bastato per sopravvivere negli ultimi 90 giorni, nonostante l’isolamento forzato dal mondo esterno.

Ora però la situazione è ad un bivio. E’ questione di giorni: il 10 Giugno 2019 Yvelyse Martorana dovrà riconsegnare la casa alla legittima proprietaria, un’altra donna ammalata che lì – evidentemente – ci vive per rigenerarsi. Solo che Yvelyse non sa più dove andare. Allora il marito Andrea Borgia tenta la carta della disperazione e lancia un accorato appello (talmente forte l’elettrosensibilità, la moglie non riesce nemmeno a parlare dal telefono fisso): “Viviamo al buio da tempo, non possiamo nemmeno accendere la luce perché da fastidio a mia moglie. Figuriamoci antenne di telefonia e Wi-Fi, motivo per cui siamo fuggiti in fretta e furia da Bagheria per venire a riparare a 200 chilometri di distanza. Mia moglie è in malattia dal lavoro, non so quanto potrà andare avanti. Ha chiesto un cambio di mansioni che finora non c’è stato. Per sostenerla, io invece sono in aspettativa dal mio lavoro. Non c’è assistenza dalle ASL, nessuno ci offre sostegno. Siamo soli, abbandonati. La cosa drammatica è che qui in Sicilia non esistono molte zone prive d’elettrosmog che possano permettano ad Yvelyse di vivere senza sofferenza. E quelle poche che siamo riusciti a trovare, una anche in provincia di Catania, mostrano altri problemi d’inquinamento per via degli agenti chimico-tossici nell’aria. Mia moglie ha già vissuto per molto tempo dentro una macchina, adesso dovremo abbandonare pure questa casa di riparo. Siamo disperati, non sappiamo più dove andare. Yvelyse chiede aiuto a chi può offrirglielo, ha bisogno di una casa protetta dove sopravvivere”.

Riprendendo questo straziante grido d’allarme, OASI SANA lancia un appello ai suoi lettori affinché qualcuno possa intervenire al più presto. Ci rivolgiamo alle forze politiche nazionali, alle istituzioni locali della Regione siciliana, ai Sindaci del comprensorio, ma pure ai mezzi d’informazione e al volontariato locale. Chi può faccia qualcosa, subito e in concreto. In Svizzera, tanto per fare un esempio, vicino Zurigo esiste la Casa della Salute, una palazzina finanziata con 4,9 milioni di euro di denaro pubblico abitata esclusivamente da malati EHS-MCS (quindi niente profumi, niente Wi-Fi, né Smartphone etc..)

Come tanti altri malati cronici affetti da sensibilità chimica multipla ed elettrosensibilità, Yvelyse Martorana ha bisogno di cure e assistenza, ma soprattutto (una soluzione va trovata entro il 10 Giugno) di un ambiente bonificato, di una casa in una zona senza elettrosmog e senza agenti chimici inquinanti. Chi può aiutarla, si metta in contatto con il marito Andrea Borgia attraverso il suo profilo Facebook. O scriva direttamente ad OASI SANA (oasisana@virgilio.it)

RIPDODUZIONE CONSENTITA, CITANDO FONTE E AUTORE

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Un commento

  1. Capisco anch’io vivo in fuga da tre anni e sono peggiorata. Non so dove andare. Ogni provincia e comune dovrebbe avere una casa della salute. Prima o poi ci sarà ma sarà troppo tardi perche l’ignoranza ancora impera e non basta la compassione per ridurre il problema. Serve un’azione risvegliando nelle menti il desiderio di coerenza, rispetto e onestà. I nostri maestri di oggi sono i politici che si lasciano corrompere e infrangere i loro valori seminando lecite violazioni di ingiustizia. La gente a gregge copia e ripete. Eppure basterebbe poco x aiutarci. Basta far girare le risorse che offre il territorio o mettere a disposizione terreno lontani da tralicci e antenne e riservarli. Usare come per i terremotati casette in legno o con autocostruzione in paglia. Non servono molti soldi. La manodopera si trova come volontari con wwoofer e tanta bella gente che crede su una coabitazione consapevole e rispettosa di ogni forma di vita, persona ed essere vivente del pianeta

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